samedi 22 juillet 2017

Che cos’è la Pitiriasi Versicolor: un fungo della pelle poco infettivo

Ne soffre chi ha una predisposizione naturale e il disturbo peggiora con una sudorazione abbondante e un’eccessiva attività delle ghiandole sebacee: servono gli antimicotici



La Pitiriasi Versicolor è una patologia causata da un fungo, molto diffusa nelle persone adulte e che interessa fino al 40% della popolazione nelle zone tropicali
L’ambiente caldo-umido, una sudorazione abbondante, un’eccessiva attività delle ghiandole sebacee e una certa predisposizione individuale possono indurre il passaggio di lieviti del genere Malassezia (un tempo definiti come Pitirosporum) che normalmente albergano sulla nostra cute e sul cuoio capelluto da una crescita come commensali a una modalità di crescita patogena, capace di interferire con la sintesi della melanina, il pigmento che dona la caratteristica colorazione alla nostra pelle, producendo le lesioni tipiche della Pitiriasi versicolor. Malassezia, capace di crescita come commensale o patogeno è descritto come fungo dimorfo, in base ai diversi aspetti che assume se osservato al microscopio.

Macchie color camoscio  
«Il termine versicolor deriva dal latino e descrive molto efficacemente il comportamento di Malassezia che interferendo con la sintesi della melanina dà luogo a chiazze del tutto asintomatiche, di dimensioni variabili, ben definite, di forma ovale e di colore variabile: chiare su cute abbronzata e più scure, color camoscio, su cute non abbronzata –chiarisce il dottor Luigi Naldi specializzato in dermatologia e allergologia, dirigente medico presso l’azienda ospedaliera papa Giovanni XXIII di Bergamo e direttore del Centro Studi GISED- Le lesioni tendono a localizzarsi su tronco, nuca, collo. La loro presenza si nota soprattutto durante l’estate, quando la pelle sana prende l’abbronzatura e le chiazze chiare si fanno evidenti».

La terapia  
Il disturbo è soprattutto di tipo estetico, poiché le lesioni non producono né prurito né dolore: il fungo che genera la condizione è, per fortuna, scarsamente infettivo per questo non vi è un alto rischio di contagio neppure per le persone dello stesso nucleo familiare. Se le lesioni non sono molto estese, si possono trattare con l’applicazione di antimicotici topici e con l’utilizzo, per l’igiene abituale, di prodotti sempre a base di antimicotici. In forme molto estese, si può ricorrere a una terapia con antimicotici da assumere per via sistemica. Una volta eradicato il fungo si assisterà a una lenta ripresa da parte della cute, della produzione di melanina con ripgmentazione delle macchie. Il processo può essere accelerato con una corretta esposizione al sole.

Il disturbo, purtroppo, ha un’elevata tendenza a recidivare e per questo conclude il professor Naldi: «Esistono shampoo antifungini e a base di solfuro di selenio che sono studiati per essere applicati sull’intera superficie cutanea e che sono utili per trattare la malattia. Tali shampoo vanno applicati la sera su tutto il corpo con una spugna inumidita, lasciati asciugare e rimossi il giorno dopo. La terapia, complessivamente ha una durata di 3-5 giorni. Il primo giorno di terapia vanno cambiate la biancheria intima e le lenzuola:devono essere effettuate applicazioni di richiamo periodiche (ogni mese) proprio per evitare le recidive. È bene tener presente, infine, che il ricorso a sedute con lampade abbronzanti può aiutare a armonizzare il colore della pelle una volta eseguita la terapia ed eradicato il fungo».

jeudi 20 juillet 2017

Psicologia della valigia: come impacchettare bagagli fisici ed emotivi

L’arte di preparare una valigia è molto di più delle cose che si portano con sé. Per ogni bagaglio “fisico”, infatti, esiste una valigia emotiva che, come un negativo fotografico, è la quintessenza del contenuto. Ecco cosa mettere (o non mettere) nel proprio trolley a seconda del tipo di partenza che abbiamo davanti

Per ogni bagaglio “fisico”, esiste una valigia emotiva che, come un negativo fotografico, è la quintessenza del contenuto. C'è chi "impacchetta un amore perduto" e chi "impacchetta il passato per riscoprire se stessa", La valigia è il nostro specchio, la nostra migliore amica. Non è questione solo di preparare un bagaglio ma di capire chi siamo noi che la stiamo impacchettando e cosa vogliamo proiettare, di noi, nel percorso che stiamo per compiere,
A partire da questi spunti abbiamo preparato una lista su cosa mettere (o non mettere) nella propria valigia a seconda del tipo di partenza che abbiamo davanti, e interpellato un professional organizer per altri utili consigli.

1. LA VALIGIA PER DIMENTICARE UN AMORE


Si tende a pensare che la propria storia sia la cosa più importante del mondo. Ma è proprio andando in giro per il mondo che ci si rende conto di una diversa gerarchia dell’esistenza. Preparare la valigia per lasciarsi alle spalle una storia d’amore  non è facile, perché ogni separazione mette in discussione il nostro essere. Questa valigia, dunque, va pensata come un modo per immaginare un nuovo sé attraverso il viaggio" "Quello che hai davanti forse è il primo che farai da sola dopo tanti anni, e fatti forza con oggetti che ti aiuteranno a tornare a concentrarti su te stessa". Un esempio? "La polaroid: scatta una foto per concentrarti su altro quando sei presa dalla sensazione di controllare lui su Facebook".
La valigia per dimenticare deve essere molto leggera, contenere poche cose, solo quelle essenziali, e lasciare spazio al nuovo. Dovrebbe essere appositamente lasciata vuota almeno per un quarto o più dello spazio a disposizione: in questo modo si viaggia in modo più agevole, si affrontano meglio gli imprevisti e si colgono al volo le opportunitàQuindi: sì a quel vecchio paio di pantaloni che avevamo portato due anni fa in Sud America, ma anche a un nuovo vestito per sentirsi bene nella propria pelle, uscire e fare nuove amicizie. Fra i must have, inoltre, figurano un libro, possibilmente il romanzo che ci accompagna nei momenti catartici, una macchina fotografica per fermarsi e immortalare un momento, una guida turistica del paese e i contatti di amici di amici che vivono lì. Infine, un quaderno bianco e una penna per elaborare la fine della relazione, ma anche per tracciare le coordinate del proprio futuro: dove siamo e dove vogliamo arrivare. Portate anche un oggetto sorprendente, come una candela da accendere una sera per tenervi compagnia oppure, chissà, per dare vita a una nuova conversazione.

2. LA VALIGIA PER RISCOPRIRSI

Il giusto indispensabile della valigia per ritrovarsi sta nel portare degli oggetti che ti fanno ricordare quella che eri.Per esempio, un capo di abbigliamento che indossavi sempre quando avevi 20 anni, magari una maglietta (...) oppure le sneakers: indossale e rivivi l’entusiasmo e lo spirito di quando avevi 20 anni, prendi quello spirito e mettilo nel viaggio che stai per compiere. Che tipo di viaggio, dunque? Quello di chi parte alla ricerca di sé ha sempre qualcosa di mistico. Di solito, dunque, prende la forma di un road trip in cui ci si mette alla prova per di scoprire quello che non credevamo di essere in grado di fare. Fra gli oggetti che non devono mancare in questo caso ci sono un impermeabile, per non farsi fermare da condizioni meteorologiche avverse, un telo in microfibra per sedersi in riva al mare a contemplare il sole che sorge. “a valigia o lo zaino devono essere comodi e capienti a sufficienza per contenere tutto ciò che serve per essere autosufficienti. La valigia per riscoprirsi deve supportare la nostra necessità di ritrovare il tempo di cui abbiamo bisogno e staccarci dalle necessità impellenti: quindi abbigliamento a cipolla per affrontare le diverse condizioni atmosferiche, capi strategici, dal costume al pile, per affrontare ogni situazione senza problemi, prodotti per la cura della persona (pochi ma buoni, per coccolarci) e qualche farmaco per coprire le necessità. Da non dimenticare un pareo, un capo che ci sostiene e utile in tante situazioni e per vari utilizzi, come asciugamano, parasole, sacchetto e gonna. Per chi ha una passione dimenticata, può essere il momento per riscoprirla. Portate con voi una piccola scorta di materiale disegnare appena vi prende l’ispirazione, una macchina fotografica o anche semplicemente un diario per in cui far fluire pensieri e sensazioni. Partire dagli interessi messi da parte, infatti, è un modo per riannodare il filo fra il passato e il futuro. Scegliete abiti comodi, con molta tinta unita per stimolare la concentrazione, ma non riempite completamente lo zaino, perché potrebbe servirvi spazio per gli acquisti che farete lungo la strada, mano a mano che il vostro sé inizia a ritrovarsi, a scoprire aspetti inattesi e a esprimere desideri per il ritorno alla vita di tutti i giorni.

3. LA VALIGIA PER INNAMORARSI DI NUOVO

Portate con voi una cosa divertente, una sorprendente, una utile e una che vi rappresenti veramente. Innamorarsi di nuovo è un’avventura a cui bisogna aprirsi perché possa accadere. Spesso in valigia infiliamo parti del nostro passato che sarebbe bene, invece, lasciarsi alle spalle, ma è pur vero che per capire chi si è e per incontrare (possibilmente) chi si cerca, occorre un po’ di sperimentazione. La parola d’ordine, dunque, è mettersi in gioco. Fra gli oggetti che non devono mancare ci sono una lettura leggera e divertente, una collana o un gioiello che faccia sentire speciali, un nuovo vestito che non avreste mai pensato di comprare, ma che vi permette di entrare in un territorio per voi inesplorato - più sexy, più rilassata, più avventurosa - . Prova a indossare abiti o accessori che non avresti mai indossato prima. Impara ad osare, per cambiare.Ma non solo:
La valigia per innamorarsi deve contenere anche gli abiti con cui ci sentiamo belle e valorizzate, quelli che quando li indossiamo si traducono in complimenti, quelli che ci fanno sentire sicure delle nostre potenzialità e piene di energia positiva. Dalla biancheria ai maglioni, tutto deve farci sentire bene e sempre adeguate, al posto giusto nel momento giusto, per dare il meglio di noi. Portate con voi anche un oggetto per dedicarvi a qualcosa che vi piace: scarpe per ballare il flamenco, una maschera per andare sott’acqua, una racchetta da tennis per cogliere una sfida o la vostra musica preferita da condividere. Fra le attitudini, mettete in valigia l’apertura mentale, perché lontani dal proprio ambiente e dalle persone conosciute c’è meno l’esigenza di essere scettici, di tenere le distanze. È vero che in un posto o in una situazione nuova ci si può sentire persi, ma ci si riscopre anche più disposti a chiedere, ad accettare aiuto e a fidarsi delle persone.


4. IMPACCHETTARE PER AMORE

Gli uomini sono più veloci delle donne nel preparare la valigia (76 minuti contro 85 di media), ma il 51% delle donne impacchetta quella del proprio compagno e, nel 7% dei casi, dichiara di farlo per non avere sgradevoli sorprese sul suo abbigliamento una volta arrivati a destinazione. Quando chi parte sono il marito o i figli, nella valigia vanno attenzioni e preoccupazioni. Ci si preoccupa che non manchi nulla di quello che che gli potrà servire e che abbiamo preparato esattamente quello che desiderano avere con sé. C’è anche magari un po’ di rimpianto all’idea di non poter accompagnare in viaggio chi si ama o un po’ di malinconia nel rendersi conto di quanto veloce vada la vita: i figli sono pronti per il loro primo viaggio da soli. Mettete nella loro valigia qualcosa che non si aspettano. Un messaggio, un oggetto, un regalo o una fotografia, qualcosa che li possa stupire una volta in cui saranno arrivati e che li possa far sentire amati nonostante la distanza. Per i più piccoli, gli farà piacere trovare un giocattolo o il proprio peluche. Quando si fanno le valigie per qualcun altro ci si mette anche più amore ed attenzione delle proprie e si valuta con premura cosa potrebbe essere necessario e quando. Ricordiamoci però di condividere questi nostri ragionamenti col proprietario della valigia visto che non è detto siano così evidenti. La ciliegina sulla torta di questo amorevole lavoro può essere una check-list con l’indicazione di tutto il contenuto della valigia, utile per depennare, soprattutto per le valigie del ritorno. L’elenco è particolarmente necessario per bambini e ragazzini, ma anche per gli adulti distratti. Sempre a proposito della valigia dei più piccoli, la regola base per non trovarsi in difficoltà moltiplica per 1,4 i capi da portare con sé ogni giorno. Così, per una settimana, serviranno dieci capi completi e al conto vanno aggiunti gli abiti che servono per il viaggio.


5. SAPER TORNARE E DISFARE LA VALIGIA

Immaginate di recuperare il vostro bagaglio sul nastro dell’aeroporto e di avviarvi verso l’uscita. Conoscete la sensazione di porte che si spalancano su una vita che magari inizia ad andarvi stretta. Disfare la valigia al ritorno da un viaggio non è facile, per due ragioni. La prima è che bisogna trovare un posto alle cose e molte di queste magari non lo hanno più. La seconda sfida riguarda la tentazione della procrastinazione quando si deve vuotare il bagaglio. Dunque, approfittata del ritorno per fare spazio, per ripensare quel che si vuole tenere e per lasciare quello che, durante il viaggio, vi siete accorte non vi rappresenta più. Tutto ciò che entra (o torna) in casa deve meritarsi il posto, deve avere per noi un autentico valore, pratico o emotivo”, sottolinea Toscani. “Se di ritorno da un viaggio teniamo qualcosa con poca convinzione non va bene, perché inevitabilmente occuperà il nostro spazio fisico e mentale. È importante quindi lasciar andare tutto ciò che è superfluo o che percepiamo come cianfrusaglia e tenere a portata di mano, o di occhio, tutto ciò che decidiamo di tenere e valorizzare e che merita quindi un suo posto. Anche nel disfare le valigie ricordiamo quindi la regola d’oro: un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto. Per semplificare le cose, la valigia andrebbe preparata in modo da facilitare il fatto di disfarla. Per esempio, dividete la biancheria sporca in due sacchetti diversi (bianchi e colorati): una volta tolti dalla valigia, sono già pronti per il lavaggio dedicato. Mentre la lavatrice è in funzione, aggredite il resto del bagaglio. Svuotate integralmente la valigia (che andrà ripulita e riposta) e lavorate per “categorie”, partendo da quelle più grandi. Quindi, gli abiti vanno gestiti prima delle scarpe, gli accessori prima degli articoli di bellezza che richiedono un’attenzione più minuziosa: affrontarli con la consapevolezza di avere finito rende tutto più semplice.
 

mercredi 19 juillet 2017

Vi siete scottati al sole? La crema idratante non serve

I consigli del dermatologo Monti: “Le bruciature solari uccidono le cellule e aumentano rischi di melanoma. Dopo l’esposizione meglio impacchi freschi. Le protezioni? Alcune dannose”


La scarsa conoscenza degli effetti del sole e l’utilizzo non corretto delle creme solari sono le prime cause delle scottature estive che – secondo un’indagine condotta su 40 dermatologi, geriatri e pediatri da “In a bottle” – colpiranno quest’estate circa il 32% degli italiani, specialmente nelle aree delle spalle, del viso e del torace. Come se non bastasse, ecco arrivare in Italia la deleteria moda statunitense della “sunburn art”, che consiste nell’utilizzare la crema solare a mo’ di decorazione in alcune parti del corpo per ottenere a fine giornata dei disegni creati dal contrasto tra la cute arrossata e la cute bianca da mostrare in pubblico e postare su Instagram. Una tendenza pericolosa da cui è bene chiamarsi fuori. “Quello che al momento può sembrare un gioco estivo può portare a conseguenze molto spiacevoli” avverte Marcello Monti, responsabile del reparto di Dermatologia dell’istituto clinico Humanitas di Rozzano e docente di dermatologia all’Università di Milano.  

Non chiamiamole “scottature”
Ogni scottatura provocata dal sole è in grado di causare danni al dna cellulare, accelerare il processo di invecchiamento della pelle e accrescere il rischio di tumore. Secondo la Skin Cancer Foundation, bastano cinque o più scottature rimediate durante la giovinezza per accrescere il rischio di melanoma dell’80% nel corso della vita. “Siamo soliti assimilare le scottature solari a delle ustioni di tipo termico, dovute al calore del sole, mentre l’arrossamento della pelle è causato dall’azione diretta dei raggi ultravioletti che inducono la morte di miliardi di cellule e il rilascio di sostanze infiammatorie nell’organismo, il calore non c’entra” sottolinea il professor Monti.

Impacchi freschi e niente creme  
Si tratta quindi di un danno cutaneo significativo, che è importante prevenire limitando l’esposizione diretta e coprendosi con indumenti per quanto possibile, evitando di trattare le aree interessate come se fossero “bruciate”. “Idratare queste aree del corpo può significare accrescere il livello di stress già presente. L’unico rimedio utile è invece effettuare degli impacchi freschi, ad esempio con una soluzione di permanganato di potassio che ha anche un’azione antisettica e astringente”, sottolinea Marcello Monti.

Il dilemma della protezione  
Un capitolo a parte coinvolge invece le protezioni solari, a cui milioni di italiani ricorrono ogni anno per non arrostirsi sotto il sole e che, in realtà, schermano solo a metà. Creme, oli e spray protettivi costituiscono infatti una protezione abbastanza efficace contro i raggi UVB responsabili delle scottature, mentre riescono solo parzialmente a schermare i raggi UVA, capaci di penetrare a fondo nel derma e causare i danni peggiori. “L’uso delle creme solari si lega a due problemi: quello della protezione effettiva contro i raggi UVA, contro cui sono poco efficaci la quasi totalità dei prodotti solari, e quello della tossicità di alcuni filtri chimici, che sono in grado di penetrare nella pelle e avere un’azione tossica, estrogenica o persino cancerogena” avverte il professor Monti.

Attenzione agli ingredienti  
Una recente indagine condotta dall’Environmental Working Group statunitense ha dimostrato che circa l’80% dei prodotti solari venduti a livello internazionale non funziona come dovrebbe oppure contiene sostanze dannose per l’organismo. Un allarme che interessa parzialmente l’Europa, dato che i nostri solari sono tendenzialmente migliori di quelli venduti oltreoceano, ma che detta comunque alcuni consigli da seguire per scegliere i prodotti più buoni. Secondo l’associazione statunitense, ad esempio, questi non devono contenere ingredienti come l’oxybenzone che può interferire con il quadro ormonale o alcuni componenti della vitamina A come il Retynil palmitato che, seppure nutriente per la pelle, può accrescere la sua sensibilità al sole.

Una possibile soluzione dalle argille  

Una soluzione naturale per proteggersi dai raggi solari arriva invece dalle argille, non a caso utilizzate per millenni dagli esseri umani in forma di fango per schermare la pelle dal sole. “Biossido di titanio, ossido di zinco, mica e caolino sono minerali che rappresentano uno schermo fisico contro i raggi del sole, non vengono assorbiti e non presentano alcuna tossicità”, sottolinea Marcello Monti. In sostituzione della “sunburn art”, quindi, una moda intelligente per l’estate in corso potrebbe essere quella di utilizzare queste polveri sulla propria pelle come un borotalco protettivo, riducendo comunque al massimo l’esposizione diretta ai raggi solari. L’uso delle argille al posto delle creme è un consiglio che i dermatologi riservano specialmente ai bambini, che più di tutti necessitano di una protezione completa, e agli sportivi impegnati per ore sotto il sole, in cui la protezione viene facilmente lavata via dal sudore.

mardi 18 juillet 2017

Dieta mediterranea, elisir di lunga vita.


Protegge il cervello e allontana le malattie cardiovascolari

I risultati di uno studio dell'università di Edimburgo confermano il ruolo di questo tipo di alimentazione per proteggerci dalle patologie neurodegenerative, ma anche da altri problemi che minacciano la salute soprattutto con l'età

LA DIETA mediterranea non nutre solo il corpo, ma anche il cervello. Ne rallenta l’invecchiamento. E’quanto emerge da un recente studio dell'università di Edimburgo, pubblicato sulla rivista Neurology, dal quale si è visto che negli anziani che la seguono il cervello si restringe meno rispetto a chi aveva un tipo di alimentazione diversa. Secondo un'altra ricerca dell’Istituto di neuroscienze del Cnr e dall’Università di Padova, avrebbe anche effetti positivi sulle malattie neurodegenerative, metaboliche e cardiovascolari.


La dieta salva-neuroni. Frutta, verdura, olio d'oliva, legumi e cereali, un moderato consumo di pesce, formaggio, vino, poca carne rossa e pollame: sono gli alimenti protagonisti della dieta mediterranea, ma cosa c’entrano con il cervello degli anziani? ''Quando invecchiamo, il cervello si restringe e perdiamo cellule cerebrali: tutto ciò influisce sulla memoria e l'apprendimento - commenta Michelle Luciano, coordinatrice dello studio dell’Università di Edimburgo.  - La nostra ricerca aggiunge un altro tassello ai tanti che indicano l'impatto positivo della dieta mediterranea sulla salute cerebrale''.

Il volume del cervello. I ricercatori hanno raccolto le informazioni sulle abitudini alimentari di 967 persone sane di circa 70 anni. A 562 di loro hanno fatto una risonanza magnetica a 73 anni per misurare il volume del
cervello, della materia grigia e lo spessore della corteccia, che è lo strato più esterno. Dopo 3 anni a 401 di loro hanno fatto una seconda risonanza magnetica, per valutare l'impatto della dieta mediterranea. Si è così visto che chi non l'aveva adottata aveva subito la perdita maggiore di volume del cervello rispetto a chiinvece l'aveva seguita bene: una differenza dello 0,5% nel volume cerebrale, pari alla metà di quello che si ha con il normale invecchiamento. ''E' possibile che altri componenti della dieta mediterranea abbiano questo impatto o la loro combinazione presi tutti insieme” conclude Luciano. “Il nostro studio evidenzia come la dieta dia una protezione di lunga durata al cervello''.



L’impatto sulla qualità di vita. Ma la dieta mediterranea può avere un impatto positivo anche su altri aspetti della vita degli anziani. Per la prima volta una ricerca condotta dall’Istituto di neuroscienze del Cnr e dall’Università di Padova e pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition ha dimostrato che ha effetti positivi anche sulla qualità di vita e sui parametri connessi, come disabilità, presenza di dolore, depressione. Lo studio ha preso in considerazione 4.470 americani con un’età media di 61 anni. “È la prima volta che in uno studio di questo genere vengono prese a campione popolazioni con regimi dietetici lontani da quello mediterraneo e con una prevalenza di malattie cardiovascolari e metaboliche più elevata rispetto a
quelle del Vecchio Continente” spiega Stefania Maggi della Sezione invecchiamento dell’In-Cnr.

I benefici dei cibi anti-ossidanti. I ricercatori hanno constatato che i soggetti che seguivano questo stile
alimentare avevano una migliore qualità di vita: “In particolare una minore prevalenza di disabilità e depressione (circa il 30% in meno) - prosegue la ricercatrice dell’In-Cnr. - I benefici che abbiamo osservato nei soggetti esaminati sono legati all’abbondante consumo di frutta, verdura, cereali, noci, olio d’oliva, alla moderata assunzione di vino, in particolare rosso, di pesce e pollo e a una bassa assunzione di uova e carni rosse; insomma, a uno stile alimentare riconducibile alla dieta mediterranea. Un tipo di alimentazione che ha un ruolo anti-ossidante e anti-infiammatorio, con una conseguente ricaduta positiva sulla qualità di vita”.
 
Una protezione per gli anziani.
La ricerca sostiene che questo tipo di alimentazione è importante non solo per la prevenzione di malattie ad alto impatto sociale, ma anche per migliorare la qualità di vita delle persone anziane. "La dieta mediterranea protegge la popolazione anziana dall’infarto, riducendo il rischio di circa un terzo, dalla demenza e da altre malattie ad alto impatto sociale come il diabete", conclude Maggi. “Sono ovviamente necessari altri studi per confermare questi risultati, ma i dati ottenuti sono rilevanti perché indicano come una dieta sana abbia un impatto positivo sulla vita quotidiana delle persone”.

lundi 17 juillet 2017

Le 10 varieta' di te' più diffuse al mondo

I


Il è una delle bevande più amate e consumate in tutto il mondo. Di tale bevanda esistono numerose tipologie, che si differenziano l'una dall'altra soprattutto per via dei processi di lavorazione che le foglie di tè subiscono al fine di ottenere una bevanda dal colore e dal sapore unico.
A differenziare le tipologie di tè sono anche i Paesi di produzione. Tra i maggiori esportatori di tè troviamo India, Giappone, Cina e Africa. Vi presentiamo qui di seguito alcune informazioni sulle dieci tipologie di tè più diffuse e conosciute nel mondo.

1) Te' verde

È una tipologia di tè non fermentato. Le sue foglie vengono essiccate utilizzando il calore, in modo tale da impedirne la fermentazione. Grazie a ciò, le sue foglie mantengono il colore verde e l'infuso appare di colore visibilmente più chiaro rispetto al tè nero. L'essiccazione tradizionale viene effettuata al sole, disponendo le foglie su vassoi di bambù. Il tè verde è ricco di antiossidanti, possiede proprietà rimineralizzanti, facilita la digestione e può essere utile nella prevenzione di arteriosclerosi e tumori.



2) Te' nero

Il tè nero viene prodotto prevalentemente in India e nei Paesi africani. Rispetto al tè verde ha un sapore ed un effetto più forte sull'organismo, in quanto contiene teina in maggiore quantità. Le foglie verdi di tè assumono un colore scuro per via dei processi di fermentazione a cui vengono sottoposte, attraverso un contatto con l'ossigeno che si prolunga per alcune ore. Soltanto a seguito della fermentazione le foglie destinate alla preparazione del tè nero vengono essiccate. L'impiego di tè nero è stato sottoposto a studi per la prevenzione di diabete e ictus.

3) Te' bianco
Si tratta della tipologia di tè meno lavorata in assoluto, in quanto le sue foglie non subiscono alcun tipo di processo di trasformazione al di fuori dell'essiccazione. Ciò permette che le proprietà della pianta rimangano intatte e di ottenere una bevanda dal forte potere antiossidante. Alcune tipologie di tè bianco risultano molto rare. Tra di esse troviamo il tè Yin Zen, che viene raccolto soltanto una volta all'anno.


4) Te' giallo

Il tè giallo è una tipologia di tè tipica della Cina. La lavorazione particolare a cui le foglie di tè vengono sottoposte è definita ingiallimento. Il colore giallo dalle foglie viene trasferito alla bevanda, ancora non molto diffusa in Europa. Il grado di ossidazione del tè giallo è molto basso. Si tratta di un tè ottenuto grazie ad una fermentazione più breve rispetto a quanto avviene per il tè nero.

5) Te' Pu-her

Il tè Pu-her è un tè post-fermentato, che viene
stabilizzato prima di essere sottoposto al processo di fermentazione. La fermentazione delle foglie viene indotta attraverso il calore e l'umidità. Il suo nome deriva dalla maggiore zona di produzione, situata in Cina.
Si differenzia dal tè nero per la lavorazione differente e con esso non dovrebbe mai essere scambiato per errore, in quanto si ottengono due bevande differenti.

6) Te' rosso (roobois)

La bevanda comunemente nota come tè rosso, ma che dovrebbe essere chiamata rooibos, non viene ottenuta dall'essicazione e dalla fermentazione di foglie di tè. Bensì dall'impiego delle foglie dell'omonima pianta, che vengono appositamente raccolte ed essiccate in Africa, sua zona d'origine. Il tè rosso – o rooibos – è privo di caffeina e presenta un basso contenuto di tannini. In Africa viene considerato un vero e proprio elisir di lunga vita.

7) Te' oolong
Il tè oolong viene prodotto in Cina mediante una parziale ossidazione delle foglie di tè. A seconda del grado di ossidazione e dei processi di torrefazione posti in essere, si ottengono delle tipologie di tè oolong che possono risultare molto diverse tra loro. In occidente il tè oolong è anche conosciuto come "tè semifermentato". La fermentazione può avere una durata maggiore o inferiore a seconda della zona della Cina in cui viene prodotto.

8) Te' aromatizzato

Esistono in commercio numerose tipologie di tè aromatizzato. Possiamo reperire nei negozi sia tè verde, che tè nero o tè bianco aromatizzato. L'aromatizzazione delle foglie di tè può avvenire secondo metodi diversi, che prevedono l'aggiunta alle classiche foglie di fiori essiccati, spezie, frutti o scorze di agrumi. Nei tè aromatizzati più pregiati si aggiungono fiori freschi, mentre nei meno pregiati si utilizzano aromi naturali o artificiali.

9) Te' pressato

La Cina, uno dei maggiori esportatori di tè mondiali fin dall'antichità, si è adoperata per individuare una maniera per conservare il tè a lungo, così da poterne facilitare il trasporto. Il tè pressato può essere sia verde che nero. In Cina ad essere pressato è solitamente il tè Pu-her. In Italia al tè pressato è stata attribuita la denominazione di "Tuo-cha".

10) Te' matcha
Il tè matcha è una tipologia di tè verde giapponese che si differenzia dalle altre poiché esso non viene posto in vendita sotto forma di foglie, bensì come una polvere finissima di colore verde brillante. Esso viene utilizzato non soltanto per ottenere un'ottima bevanda, ma anche come colorante alimentare naturale, come
spezia, nella preparazione di dolci tradizionali giapponesi, ma anche di cioccolatini e biscotti.






vendredi 14 juillet 2017

Cucina ordinata e pulita con poche, semplici mosse

Con una cura quotidiana e qualche piccolo trucco è possibile avere sempre una cucina ordinata e pulita 

IL VANTAGGIO DI AVERE UNA CUCINA ORDINATA
Ordine e pulizia viaggiano spesso di pari passo, dunque avere una cucina ordinata vi consentirà di mantenerla più facilmente pulita. L’accumulo disorganizzato di oggetti, utensili, stoviglie e arnesi è il primo nemico dell’ordine. Sia esteticamente che in fatto di igiene, non mantenere una cucina quotidianamente ordinata è un ostacolo difficilmente superabile. Per non parlare della conservazione degli alimenti e dei cibi, anch’essa di fondamentale importanza.

CUCINA ORDINATA E PULITA: IL METODO

Per avere una cucina ordinata e pulita è importante sviluppare un giusto metodo. Poche, semplici mosse quotidiane per evitare di trovarsi con un grande lavoro da fare una tantum e la cucina sempre in pessime condizione. Il primo segreto è proprio questo: la quotidianità. Dopo ogni pasto la tavola va sparecchiata, i piatti lavati o inseriti in lavastoviglie, il lavello pulito, il pavimento spazzato. E’ un compito che richiede circa 15 minuti, ma fondamentale per avere sempre ordine e dunque rendere la pulizia più semplice.

PULIZIE A FONDO

Mentre queste azioni vanno svolte quotidianamente, ci sono altre cose che vanno ovviamente fatte, ma non necessariamente tutti i giorni. Lavare il pavimento, spolverare gli scaffali, pulire la credenza e il frigorifero, lavare la pattumiera, etc. Sono tutti compiti che vanno svolti con regolarità, a cadenza settimanale oppure ogni 2/3 giorni a seconda dei casi. Il trucco per risparmiare tempo è dividere queste incombenze in giornate diverse, così da evitare di accumulare tutto il lavoro.
E’ molto importante anche non arrivare al punto di vedere una sporcizia inaccettabile: meno accumuliamo, meno fatichiamo. Ci sono poi altri elementi in cucina come il lampadario, la cappa, il forno, i vetri delle finestre. In questi casi, si può anche attendere un paio di settimane prima di dedicarsi alla loro pulizia. Che però dovrà essere molto accurata ed eseguita con prodotti ad hoc.

jeudi 13 juillet 2017

Te' verde: 10 straordinari benefici per la salute




Il tè verde è molto più di una semplice bevanda. Può essere considerato come un vero e proprio medicinale naturale. Le popolazioni del Giappone lo sanno bene e da secoli lo utilizzano per via delle sue proprietà benefiche, che nel corso degli anni hanno ricevuto sempre più conferme da parte della scienza.

Questa preziosa bevanda può essere gustata calda in inverno e fredda o tiepida durante la stagione estiva. Per preparare un buon infuso di tè verde, versate uno o due cucchiaini delle sue foglie in una tazza d'acqua bollente, lasciate riposare per cinque minuti e filtrate. Per raffreddare più rapidamente la bevanda, ricorrete a cubetti di ghiaccio. Il tè verde presenta un contenuto di caffeina inferiore rispetto al tè nero o al caffè. Scopriamo alcuni dei suoi principali benefici per la salute.

1) Antibatterico naturale
Il tè verde è un antibatterico naturale. La sua azione riguarda soprattutto la bocca e i denti. Le sostanze contenute nel tè verde sono in grado di contrastare l'azione di uno dei batteri presenti nel cavo orale, lo Streptococcus mutans. Studi scientifici hanno confermato l'azione benefica del tè verde contro i batteri che possono causare problemi dentali. Bere tè verde potrebbe aiutare a prevenire la carie.

2) Antiossidanti

Il tè verde è un concentrato naturale di antiossidanti, tra i quali troviamo soprattutto polifenoli e bioflavonoidi. Gli antiossidanti sono necessari al nostro organismo per rallentare l'invecchiamento cellulare, favorire la rigenerazione dei tessuti e contrastare i radicali liberi, che possono essere responsabili delle malattie degenerative.

3) Tumori della pelle
Secondo uno studio scozzese, il tè verde è in grado di proteggerci contro i tumori della pelle. I ricercatori hanno fatto in modo di estrarre dal tè verde una sostanza benefica in grado di colpire direttamente le cellule malate e di contrastare in modo efficace la malattia. Il composto chimico dall'azione soddisfacente viene chiamato EGCG.

4) Dimagrire
Il tè verde è considerato un alleato benefico contro l'obesità e i chili di troppo. Gli esperti della Penn State University hanno identificato nel tè verde alcune sostanze in grado di portare ad una maggiore capacità dell'organismo di bruciare i grassi in eccesso e di ridurre l'assorbimento dei grassi introdotti con l'alimentazione.


5) Ictus
Bere tè verde può contribuire a ridurre il rischio di ictus. Il merito è di composti come le catechine, una speciale categoria di potenti flavonoidi antiossidanti che aiutano a regolare la pressione sanguigna e a migliorare la circolazione. A parere degli esperti, per proteggersi dal rischio di ictus basta bere una tazza di tè verde al giorno.
6) Cancro all'utero
Secondo uno studio condotto presso il dipartimento di Ostetricia e Ginecologia del Women's Health Research del Meharry Medical College, alcune sostanze contenute nel tè verde possono contribuire ad inibire la proliferazione delle cellule tumorali nel fibroma uterino. Nelle volontarie a cui è stata somministrata una sostanza benefica contenuta nel tè verde, è stata osservata una riduzione significativa del peso e del volume dei tumori.

7) Polmonite
Il consumo regolare di tè verde è in grado di ridurre il rischio di morire di polmonite, a parere degli esperti della Tohoku University Graduate School of Medicine. Secondo gli studi condotti dai ricercatori giapponesi, le donne che bevono 5 o più tazze di tè verde al giorno vedono ridotto del 47% il rischio di morire di polmonite. Alcune sostanze contenute nel tè verde sono infatti in grado di inibire lo sviluppo dei virus e dei microrganismi responsabili della polmonite.

8) Diabete
Il consumo di tè verde potrebbe essere utile nella prevenzione del diabete. L'EGCG, una sostanza contenuta nel tè verde, contribuisce a bilanciare i livelli degli zuccheri nel sangue. In questo modo l'organismo ha a disposizione maggiori energie per contrastare il senso di affaticamento. L'EGCG migliora l'utilizzo dell'insulina da parte del nostro corpo, evitando l'irritabilità e arginando il desiderio di compensare il senso di affaticamento con l'introduzione di cibi poco salutari.
9) Colesterolo
Bere tè verde contribuisce a regolare i livelli di colesterolo nel sangue. Le sostanze benefiche contenute in questa bevanda prevengono l'accumulo di colesterolo nelle arterie e l'insorgere di malattie cardiovascolari. Secondo una ricerca pubblicata tra le pagine del Journal of Biological Chemistry, il merito sarebbe ancora una volta dell'EGCG.
10) Abbronzatura

Buone notizie per chi ama l'abbronzatura. Secondo uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Pharmaceutical Development and Technology, il tè verde sarebbe in grado di proteggere la nostra pelle dagli effetti dannosi dei raggi UV. Il merito sarebbe da attribuire alle catechine, alcune delle sostanze benefiche contenute nel tè verde.

Salute e bellezza con l’aceto di mele