lundi 19 juin 2017

Pulizia del microonde: un metodo semplice ed efficace



Olio di gomito e costosi detergenti specifici non sono necessari per una pulizia del microonde efficace ed accurata






PULIZIA DEL MICROONDE

Una corretta e costante pulizia del microonde è fondamentale per l’igiene della cucina. Che sia utilizzato per riscaldare o per cucinare gli alimenti, poco importa. Come tutti gli elettrodomestici che entrano a contatto con i cibi, va pulito costantemente e con cura. Nelle abitudini moderne, inoltre, c’è da sottolineare che il forno a microonde ha preso sempre più piede. Tanto da essere utilizzato da molti quotidianamente, anche più dei fornelli e del forno tradizionale. Il suo stato d’igiene diventa dunque ancora più importante.

PULIZIA DEL MICROONDE: PARTI REMOVIBILI

Solitamente il microonde è dotato di un piatto interno e una griglietta metallica removibili. Questi due elementi sono semplici da pulire. Il piatto può anche essere inserito in lavastoviglie mentre la griglietta si può pulire con una spugna e lo sgrassatore. Se lo sporco è incrostato ci si può anche aiutare con una retina. Ricordiamoci poi di risciacquare abbondantemente e asciugare con un panno morbido.

PULIZIA DEL MICROONDE: INTERNO DEL FORNO


La parte interna del microonde è spesso sporcata da residui di cibo, unta e grassa. Alcune volte questi residui danno origine ad incrostazioni dure da mandare via anche con prodotti specifici. Costosi detergenti e olio di gomito possono dare un ottimo risultato, ma perché affaticarsi e spendere tanto?. Eccovi allora un piccolo trucco anche per il microonde.
Basterà inserire una ciotola con acqua aceto e una fettina di limone nel forno. Accendiamo e portiamo ad ebollizione. Lasciamo evaporare il calore per 5/10 minuti in modo da sciogliere tutti i residui di cibo. Apriamo lo sportello e finiamo di pulire con un panno da cucina che risciacqueremo e passeremo più volte.

SPORTELLO ED ESTERNO DEL MICROONDE

Per completare la pulizia del microonde non dimenticate infine, lo sportello e la parte esterna. Possiamo usare sempre una miscela di acqua calda limone ed aceto, da passare un panno morbido. Infine asciugare per bene, evitando di lasciare residui ed aloni specialmente sulla parte frontale.

samedi 17 juin 2017

Calzini bucati: come rammendarli al meglio



Spesso non occorre buttar via i calzini bucati, che hanno bisogno soltanto di piccoli rammendi







CHE ORRORE, I CALZINI BUCATI!

Si spera che a nessuno di voi sia mai capitato di ritrovarsi in una situazione imbarazzante come quella di rendersi conto di fronte ad altre persone di indossare calzini bucati. In palestra oppure sedute ad un negozio di calzature, dal medico o dall’estetista. Sono tante le occasioni in cui ci si toglie le scarpe. Avere calze o calzini sempre in ordine è una questione di stile e buon gusto.

COSA FARE CON I CALZINI BUCATI

Non è detto che un calzino bucato debba essere per forza gettato nella spazzatura e non è disdicevole il fatto che si sia forato. Spesso capita infatti che sia una particolare calzatura a provocare piccoli danni al calzino, che però possono essere tranquillamente riparati. Se è vero che l’arte del cucito e del ricamo non è più così
diffusa tra le ragazze e le donne moderne come lo era fra le nostre nonne, è altrettanto vero che un piccolo rammendo non è così complesso da imparare.

COME RAMMENDARE I CALZINI

Innanzi tutto bisogna procurarsi un filo di cotone dello stesso colore del calzino o quanto più simile possibile. Oltre al fino avremo bisogno di un ditale e ovviamente un ago. Una volta reperito tutto l’occorrente, rovesciamo il calzino e sovrapponiamo i due lembi di tessuto per poi cucirli insieme con piccoli punti ravvicinati. Cerchiamo di creare la nuova cucitura con
meno punti possibili. Così da evitare fastidi al piede o, se possibile, nell’ipotesi in cui il buco si sia formato vicino alla cucitura già esistente, sarà meglio ricongiungersi a questa.

L’UOVO DI LEGNO

Se ci rendiamo conto, dopo i primi rammendi, di avere, tutto sommato, una buona manualità, possiamo acquistare uno strumento che ci sarà utile per la riparazione di buchi più complessi, come quelli, ad esempio, che si formano sulla pianta del piede. Tale strumento si chiama uovo di legno, acquistabile in merceria ma
anche nei migliori centri commerciali. L’uovo in questione è indispensabile per ricreare la trama e l’ordito del calzino da rammendare.

vendredi 16 juin 2017

Nonna materna: figura importante per la famiglia e la crescita dei bambini

La nonna materna riveste un ruolo importante dal punto di vista psicologico e genetico, riuscendo a influire positivamente nell'educazione dei nipoti
Recenti studi hanno dimostrato che tra tutti i nonni, la nonna materna è la figura maggiormente in grado di incidere sull’educazione dei nipoti: la nonna materna, infatti, riveste un ruolo importante in ogni famiglia e viene quasi sempre percepita come una seconda madre.

Nuova allenza tra madre e figlia

Come evidenziato da uno studio condotto da Ifefromm, le mamme sono sempre più propense ad affidare i propri bambini alle cure della propria madre e secondo Silvia Vegetti Finzi: “Aumentando gli anni in cui si rimane figlie, nasce una nuova alleanza con la madre. In generale l’asse della famiglia post moderna non è tanto coniugale quanto materno, e in particolare, femminile. Conclusi i compiti educativi, venuta meno la necessità di regolare, terminata la responsabilità genitoriale, nasce tra le 2 donne un inedito sentimento di amicizia. Venuta meno la rivalità edipica descritta da Freud, per cui la figlia rimproverava la madre di averla fatta femmina, cioè al sesso socialmente svantaggiato, i loro rapporti sono diventati fluidi e gli scambi felici”.

E grazie a questa nuova alleanza tra madre e figlia, i nipoti percepiscono la nonna materna come una figura degna di maggior fiducia rispetto agli altri parenti e a cui rivolgersi in caso di assenza della propria mamma. Alcune ricerche hanno inoltre dimostrato che mentre le nonne materne che partecipano all’educazione dei nipoti hanno un ruolo costruttivo, le nonne che sostituiscono i genitori in tutto e per tutto possono provocare degli effetti negativi. Ma la nonna materna non fa solo questo, nei primi giorni di vita del bambino, infatti, aiuta la neo-mamma a entrare nel nuovo ruolo di genitore, assistendola in una fase di passaggio importante e sotto alcuni aspetti delicata.
Figura importante a livello genetico
Come è possibile dedurre da una citazione tratta da Le Constelaciones Del Amor A la Familia, la nonna materna, è una figura importante anche dal punto di vista delle trasmissioni genetiche: “Cosa sai di tua nonna materna? Questa signora è molto importante per te. Perché? Perché è fondamentale al momento del trasferimento di informazioni genetiche e di programmi. Risulta che quando era incinta di tua mamma, il feto ha già gli ovociti formati. E di questi ovociti, stanno per uscire i 2 milioni di ovuli che avrà tua madre durante la sua vita. Uno di questi ovuli, porta il tuo nome. Quindi questo ovulo porta le informazioni della nonna. Hai mai sentito parlare che la genetica a volte salta una generazione? Perché è proprio questo. L’ovulo che hai porta le informazioni della nonna materna”.

Se questa teoria è vera, vuol dire che la nonna materna riveste un ruolo fondamentale non solo dal punto di visto psicologico, ma anche fisico in senso stretto, e riuscendo a capire questo possibile nesso si potrebbero spiegare le origine di alcuni condizionamenti familiari inconsci.


jeudi 15 juin 2017

I cibi che ti faranno dormire meglio la sera

Attenzione a ciò che mangiamo prima di coricarci. Importante consumare alimenti che non contengano tirammina come i formaggi grassi e i cibi affumicati

Stress, ansia e agitazione ci portano a riposare meno e soprattutto peggio. Ma un sonno lungo e ristoratore parte dalla tavola. Sono sempre di più le evidenze che rimarcano come l’attenzione ai pasti sia d’aiuto anche nel regolarizzare il ciclo sonno-veglia. Più fibre, meno zuccheri aggiunti e grassi saturi: soprattutto a cena. Sono queste le indicazioni che emergono dalle ultime ricerche per assicurare un sonno più profondo e meno frammentato.

IL RUOLO DEGLI ORMONI
Il nostro sonno è dunque anche la conseguenza di ciò che mangiamo. Alla base di quanto osservato finora, ci sono le variazioni ormonali. Un sonno ristoratore favorisce infatti il rilascio della leptina, un ormone che pone un freno allo stimolo della fame e di conseguenza permette di gestire il peso corporeo. Al contrario, nelle persone che dormono poco si riscontrano livelli più alti della grelina, che ha un effetto opposto. Queste persone mangiano di più e non riescono a frenare la fame.
 Questo spiega anche perché una dieta equilibrata agevola il riposo, che a sua volta è un deterrente all’aumento di peso. L’ultima conferma, a riguardo, è giunta da uno studio pubblicato sul «Journal of Clinical Sleep Medicine» , che ha evidenziato come a una cena abbondante sia seguita una riduzione del sonno a onde lente (la fase più profonda del riposo notturno) e una maggiore durata del tempo (29 minuti rispetto ai 17 delle prime notti) necessario ad addormentarsi.

LA DIETA CHE CONCILIA IL SONNO
Per fare in modo che la dieta non ci ponga nelle condizioni di riposare meno, è necessario evitare (almeno a cena) gli alimenti che contengono la tirammina, un’ammina che stimola la secrezione di ormoni e neurotrasmettitori che ci rendono più attivi: l’adrenalina, la noradrenalina e la dopamina.

Dunque prudenza con formaggi grassi (gorgonzola, cheddar, roquefort, pecorino e groviera), pesce conservato, alimenti affumicati. Meno caffè, alcol, cioccolato, cacao e tè: soprattutto dopo cena. Prudenza è raccomandata pure con le pietanze ricche di sodio: alimenti in scatola, salatini, piatti preparati ricorrendo al dado da cucina.


Sì invece a formaggi freschi, yogurt, uova bollite, rape, cavolo, zucca, aglio, pasta, riso, pane, orzo. Soprattutto i farinacei contengono il triptofano, un aminoacido che prelude alla sintesi della serotonina: molecola che regola il rilassamento e induce il sonno profondo. Sono queste le principali indicazioni per stimolare un buon sonno a partire dalla tavola.

mercredi 14 juin 2017

Sushi e sashimi per ringiovanire la pelle

Alimentazione. Omega 3 e 6. Zinco, enzima Q10. Vitamine. Nutrienti fondamentali per l'epidermide. E il pesce crudo funziona da antiage
SUSHI, sashimi, ma anche chirashi (pesce servito sul riso in una scatola laccata o in una ciotola): insomma le tante varietà giapponesi di servire il pesce crudo che, così, grazie alla passione per la cucina del Sol Levante è ormai entrato nella nostra alimentazione. D’altra parte, il pesce crudo lo conosciamo anche nella dieta Mediterranea, con i carpacci, le tartare e i marinati. E gli esperti concordano che, dal punto di vista
nutrizionale, può dare una mano a una dieta equilibrata e ricca di nutrienti. Ma non solo. La novità è che ha
anche una potenzialità antiage, aiuta la pelle a difendersi dall’ossidazione che si traduce in rughe, opacità, perdita di tono."Grazie alla vitamina D (di cui è una delle poche fonti alimentari) che, tra l’altro, contrasta le infiammazioni e di conseguenza l’invecchiamento - dice Massimo Cocchi, docente di Biochimica della Nutrizione, università L.U.de.S. (Libera università degli studi) HEI, Malta - ma, soprattutto, agli acidi grassi polinsaturi Omega 3. Si tratta di sostanze importanti per la salute che però sono estremamente termolabili e per giunta sono contenuti in percentuali più elevate proprio in alcuni dei pesci più frequentemente consumati crudi, come salmone, tonno, alici".


Molti studi hanno dimostrato, tra l’altro, che l’assunzione in rapporto ottimale di Omega 6 (presenti soprattutto negli oli vegetali) e di Omega 3 aiuta a controllare le infiammazioni, responsabili, tra l’altro, dell’invecchiamento precoce, oltre a proteggere il sistema cardiovascolare (la proporzione raccomandata è di circa 4 porzioni di Omega 6 per ogni porzione di Omega 3). "Alcune ricerche condotte negli Stati Uniti
hanno ipotizzato che gli Omega 3, in particolare, contribuiscano a frenare l’accorciamento dei telomeri, i cappelli protettivi situati in cima ai cromosomi che trasportano il Dna, che è tra le cause della rapidità con la quale invecchiamo: più lento è il rimpicciolimento dei telomeri, più a lungo rimaniamo giovani", osserva Cocchi.

In particolare, gli Omega sono capaci di proteggere la nostra pelle, l’organo che più visibilmente è testimone degli anni che passano: "Questi acidi grassi essenziali sono precursori dei ceramidi, che sono la base del cemento intercellulare (miscela di sostanze lipidiche e cerose) e aiutano l’epidermide e il fusto dei capelli a mantenersi compatti e ben idratati, proteggendoli così dalla secchezza e, indirettamente, dal foto-invecchiamento», spiega il cosmetologo Umberto Borellini, professore all’università di Pavia.
Altre preziose sostanze che si conservano integre nel pesce crudo sono le vitamine termolabili, come gli
antiossidanti tocoferolo (vitamina E), il coenzima Q10 e alcune vitamine del gruppo B, in particolare B2 (riboflavina), B8 (biotina) e B5 (acido pantotenico), importanti anche per il ciclo vitale del capello, per il microcircolo e il metabolismo (nonché l’elasticità) della pelle. Si preservano meglio anche i minerali come zinco, rame e selenio, fondamentali per produrre enzimi e antiossidanti endogeni, come la glutatione perossidasi e la superossido dismutasi, capaci di contrastare l’invecchiamento. «Inoltre, nel pesce crudo è interessante l’apporto di taurina, un amminoacido che, secondo alcuni studi, condizionando positivamente il metabolismo degli adipociti, può aiutare a controllare il peso, ovviamente nell’ambito di una dieta sana e controllata in quantità e qualità", conclude Cocchi.

mardi 13 juin 2017

I cereali a colazione tengono lontano il diabete

Fare colazione è importante, ma lo è ancora di più se si consumano cereali perché, secondo un nuovo studio, abbassa il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2
Fare colazione, in particolare con i cereali, abbassa il rischio di diabete, specie nei bambini.


D’accordo, fare colazione non fa dimagrire, ha suggerito un recente studio. Ma, fare colazione resta comunque una buona abitudine da incoraggiare: e su questo sono tutti d’accordo. In più, se durante il primo pasto della giornata si consumano cereali, ecco che possiamo ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Un profilo di salute che è stato trovato in particolare nei bambini che fanno colazione in questo modo.

Lo studio trasversale, condotto dai ricercatori dell’Università di St. George di Londra e pubblicato sulla rivista PLoS Medicine, ha visto il coinvolgimento di 4.116 bambini di età compresa tra i 9 e i 10 anni che sono stati interrogati circa la loro colazione. Parallelamente all’indagine volta a verificare se i partecipanti facevano o meno colazione e quali tipi di alimenti consumavano, la dott.ssa Angela Donin e colleghi hanno eseguito degli esami del sangue per misurare il rischio di diabete, valutando marcatori quali l’insulina a digiuno, la glicemia e l’emoglobina glicata (HbA1c).

I primi risultati hanno evidenziato che tra i bambini che saltavano la colazione quasi tutti i giorni (il 26%) vi era un più elevato rischio di diabete. Questi stessi bambini avevano livelli di insulina a digiuno più alti, una maggiore resistenza all’insulina, livelli di poco maggiori di HbA1c e glucosio rispetto a coloro che hanno riportato fare sempre la prima colazione.
Ma ciò che ha fatto la differenza tra coloro che facevano colazione, era il tipo di alimenti che assumevano.
Difatti, i bambini che hanno riportato di assumere un alto contenuto di fibre e cereali per la prima colazione aveva un’insulino-resistenza inferiore rispetto a quelli che mangiavano altri tipi di cibo, come per esempio i biscotti.

Anche se una limitazione degli studi trasversali è il rischio di identificare false associazioni, a causa di fattori di confondimento, le associazioni individuate in questo studio sono rimaste significative anche dopo l’aggiustamento per possibili fattori confondenti come lo status socio-economico, l’attività fisica e il grasso corporeo.


«Le associazioni osservate suggeriscono che il consumo regolare della prima colazione, che coinvolge soprattutto il consumo di cereali ricchi di fibre, potrebbe proteggere contro il rischio di sviluppo precoce di diabete di tipo 2», concludono i ricercatori.

lundi 12 juin 2017

I segreti dell' aceto balsamico

Aceto balsamico, tra botti e invecchiamento i segreti dell'Oro nero



Una storia pluricentenaria, tre denominazioni protette e un sapore unico ne fanno uno dei prodotti più amati - e contraffatti - del mondo  



In Emilia risiedono inestimabili giacimenti di oro nero complici un territorio fertile e un microclima ideale. Ma per un pugno di gocce ci vogliono ingegno e pazienza. E poi tanta passione e rispetto di tradizioni centenarie. E' un tesoro che tutto il mondo ci invidia fatto di sole tre denominazioni: l'Aceto Balsamico di Modena IGP, l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e l'Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOP; prodotti con caratteristiche diverse ma da sempre a rischio contraffazioni. sumatori  Di uguale c’è l’appellativo di balsamico, ma l'origine della materia prima, lavorazione, invecchiamento e disciplinare sono molto diversi tra loro. L'IGP è senza dubbio il più conosciuto e diffuso nel mondo, anche online con una community di oltre 40mila fans.


Prodotto con aceto di vino e mosto cotto, è molto versatile: ideale per armonizzare e bilanciare le caratteristiche dei singoli ingredienti, sia nelle rifiniture di piatti semplici, quotidiani e veloci, sia per
impreziosire in modo fantasioso creazioni raffinate. Questo tesoro dell'antico Ducato Estense oggi è protagonista anche di classici del bere miscelato. Grandi cocktails come il Bloody Mary, lo Spritz, il Negroni e l'Americano rivivono in originali "contaminazioni", mentre i "puristi", inebriati dal profumo e sapore del solo mosto cotto, preferiscono invece poche gocce a crudo del Tradizionale DOP su carne, pesce, frutta, gelato, o Parmigiano Reggiano DOP ma a volte lo usano anche come fine pasto da "meditazione". Ma quello che dopo più di un secolo ancora conquista, oltre al gusto, è il singolare processo di produzione in batteria: piccole botti di legno (minimo 5) a scalare. Per farsi un'idea, basta fare un giro nei sottotetti di Modena e Reggio Emilia. Si dice infatti, ci sia almeno un'acetaia per famiglia. Ci vogliono tuttavia minimo 12 anni e diverse operazioni di travaso, da un barile all’altro, per vedere il risultato, ma ne vale la pena.

I produttori top? Quelli che hanno continuato a credere nel carattere "familiare" del prodotto (poco ma buono) e nel valore dell'attesa. Al "Gran Deposito Aceto Balsamico di Giuseppe Giusti" sono centinaia i
barili risalenti al 1600, 1700 e 1800 all'interno dei quali invecchiano aceti di altissima qualità, in quella che è oggi riconosciuta come la più vasta raccolta di botti e botticelle plurisecolari. Fondata nel 1605, è la più antica e premiata d'Italia, giunta alla 17° generazione. Lo testimoniano 14 Medaglie d'Oro vinte a prestigiose esposizioni universali e lo Stemma del Re d'Italia concesso nel 1929 come Fornitore Ufficiale della Real Casa Savoia che troneggia su un'etichetta liberty, considerata ormai un'icona del settore, ed esposta in diversi musei di arte contemporanea.

La produzione dell'Acetaia Giusti si concentra sull'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP (tra l'altro citato nel bestseller internazionale "101 Things to Buy Before You Die") e sull'Aceto Balsamico di Modena IGP, quest'ultimo prodotto in cinque diverse qualità. Da non perdere il tre medaglie d'oro "Riccardo Giusti" della collezione "Storica". Dedicato all’avo che ne inventò la ricetta a inizio Novecento, nasce da mosti di uve mature e passite. Aromi di confetture di prugne e frutta rossa si intrecciano a sentori di miele e vaniglia. Tra le riserve, il Giusti 100, dolce e vellutato, dal colore bruno carico e brillante, almeno 25 anni in batterie, da centellinare a gocce. La collezione più esclusiva della casa, prodotta ogni anno in quantità estremamente limitata ed estratta da alcune preziose batterie di botti produttive dal 1700.



Anche l'Acetaia del Cristo una delle realtà più prestigiose nella produzione dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. Daniele Bonfatti, assieme ad Erika e Gilberto Barbieri rappresentano oggi la terza generazione a condurre l'acetaia di famiglia. Nei sottotetti, circa 2000 botti, alcune di queste con più di
150 anni, alimentate esclusivamente dai mosti prodotti dal vigneto di proprietà a coltivazione biologica. Da provare il Tradizionale Ciliegio (oltre 12 anni di invecchiamento in barili di ciliegio), dall'aroma fruttato e una particolare nota dolce. E per gli intenditori, l'Extravecchio Diamante Nero, della collezione "I Favolosi". nel 2010, miglior dop. Frutto di ben oltre 25 anni d'invecchiamento, da degustare preferibilmente con un cucchiaino di porcellana come digestivo.

Vicinissimo all'Abbazia di Nontantola "riposa" invece il Balsamico DOP di Mirco Casari, dell'Acetaia La Tradizione, cooperativa "d'arte balsamica" di piccole acetaie modenesi, noto soprattutto per il corposo "Extravecchio" (oltre i 25 anni), nelle versioni Gusto Classico, Superbo ed Eccellente, quest'ultimo proveniente da batterie secolari e dal carattere balsamico pronunciato. Ottimo sul gelato alla crema. E per
chi fosse in vena di escursioni, una sosta a Rubbiara, presso l'Osteria di Italo Pedroni è una vera festa per i sensi. Da non perdere, l'acetaia di famiglia con barili secolari di rovere e castagno custodi dell'Extravecchio Cesare a cui conferiscono aromi decisi come il caffé tostato e il cioccolato, a volte metallico o leggermente amarognolo. Italo è invece il Tradizionale dalla personalità più frizzante. Almeno 12 anni, acidità ancora volatile, ideale con formaggi stagionati e con la pasta ripiena.
 

Il tradizionale Reggiano si presenta invece con un carattere più marcato e pungente e una preferenza per l'affinamento in antiche botticelle di legno di ginepro. A Reggio Emilia, si distinguono in particolare due produttori: l'Acetaia San Giacomo a Novellara, che produce ottimi bio e da cui si può anche adottare a distanza una batteria, e l'Acetaia Medici Ermete, a Montecchio Emilia (Tenuta Rampata), con annesso museo.

Ma "tradizione" non vuole intendersi quale semplice retaggio del passato. Maurizio Fini, il nuovo Gran Maestro della "Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Spilamberto", associazione fondata nel 1967 per promuovere, organizzare e sostenere iniziative, corsi e manifestazioni per la tutela e valorizzazione dell’Aceto Balsamico Tradizionale, propone un piano 3.0 strizzando l'occhio all'innovazione. Un ammodernamento non tanto nella produzione quanto nella comunicazione. Presto un'App consentirà di registrare gli assaggi dei soci e gli anni di esperienza: "ognuno potrà così facilmente seguire la propria evoluzione nel percorso da corsista a maestro".

CARATTERISTICHE ACETO BALSAMICO DI MODENA
Indicazione Geografica Protetta

Aceto di vino e mosto concentrato o cotto
Affinato: minimo 2 mesi/Invecchiato: minimo 3 anni
Prodotto in contenitori di legno pregiato (rovere, castagno, quercia, gelso e ginepro) con mosti ottenuti da vitigni di Lambruschi, Sangiovese, Trebbiano, Albana, Ancellotta, Fortana, Montuni

 ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE DI MODENA
Denominazione di Origine Protetta

Mosto cotto
Capsula bordeaux: minimo 12 anni
Capsula oro ‘Extra Vecchio’: minimo 25 anni
Ottenuto dai vitigni previsti dal disciplinare e provenienti dalla Provincia di Modena, principalmente Trebbiano, Lambruschi, Spergola e Berzemino. Prodotto
in botticelle di legni diversi disposte in ordine decrescente per capacit

Salute e bellezza con l’aceto di mele