mardi 13 juin 2017

I cereali a colazione tengono lontano il diabete

Fare colazione è importante, ma lo è ancora di più se si consumano cereali perché, secondo un nuovo studio, abbassa il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2
Fare colazione, in particolare con i cereali, abbassa il rischio di diabete, specie nei bambini.


D’accordo, fare colazione non fa dimagrire, ha suggerito un recente studio. Ma, fare colazione resta comunque una buona abitudine da incoraggiare: e su questo sono tutti d’accordo. In più, se durante il primo pasto della giornata si consumano cereali, ecco che possiamo ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Un profilo di salute che è stato trovato in particolare nei bambini che fanno colazione in questo modo.

Lo studio trasversale, condotto dai ricercatori dell’Università di St. George di Londra e pubblicato sulla rivista PLoS Medicine, ha visto il coinvolgimento di 4.116 bambini di età compresa tra i 9 e i 10 anni che sono stati interrogati circa la loro colazione. Parallelamente all’indagine volta a verificare se i partecipanti facevano o meno colazione e quali tipi di alimenti consumavano, la dott.ssa Angela Donin e colleghi hanno eseguito degli esami del sangue per misurare il rischio di diabete, valutando marcatori quali l’insulina a digiuno, la glicemia e l’emoglobina glicata (HbA1c).

I primi risultati hanno evidenziato che tra i bambini che saltavano la colazione quasi tutti i giorni (il 26%) vi era un più elevato rischio di diabete. Questi stessi bambini avevano livelli di insulina a digiuno più alti, una maggiore resistenza all’insulina, livelli di poco maggiori di HbA1c e glucosio rispetto a coloro che hanno riportato fare sempre la prima colazione.
Ma ciò che ha fatto la differenza tra coloro che facevano colazione, era il tipo di alimenti che assumevano.
Difatti, i bambini che hanno riportato di assumere un alto contenuto di fibre e cereali per la prima colazione aveva un’insulino-resistenza inferiore rispetto a quelli che mangiavano altri tipi di cibo, come per esempio i biscotti.

Anche se una limitazione degli studi trasversali è il rischio di identificare false associazioni, a causa di fattori di confondimento, le associazioni individuate in questo studio sono rimaste significative anche dopo l’aggiustamento per possibili fattori confondenti come lo status socio-economico, l’attività fisica e il grasso corporeo.


«Le associazioni osservate suggeriscono che il consumo regolare della prima colazione, che coinvolge soprattutto il consumo di cereali ricchi di fibre, potrebbe proteggere contro il rischio di sviluppo precoce di diabete di tipo 2», concludono i ricercatori.

lundi 12 juin 2017

I segreti dell' aceto balsamico

Aceto balsamico, tra botti e invecchiamento i segreti dell'Oro nero



Una storia pluricentenaria, tre denominazioni protette e un sapore unico ne fanno uno dei prodotti più amati - e contraffatti - del mondo  



In Emilia risiedono inestimabili giacimenti di oro nero complici un territorio fertile e un microclima ideale. Ma per un pugno di gocce ci vogliono ingegno e pazienza. E poi tanta passione e rispetto di tradizioni centenarie. E' un tesoro che tutto il mondo ci invidia fatto di sole tre denominazioni: l'Aceto Balsamico di Modena IGP, l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP e l'Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia DOP; prodotti con caratteristiche diverse ma da sempre a rischio contraffazioni. sumatori  Di uguale c’è l’appellativo di balsamico, ma l'origine della materia prima, lavorazione, invecchiamento e disciplinare sono molto diversi tra loro. L'IGP è senza dubbio il più conosciuto e diffuso nel mondo, anche online con una community di oltre 40mila fans.


Prodotto con aceto di vino e mosto cotto, è molto versatile: ideale per armonizzare e bilanciare le caratteristiche dei singoli ingredienti, sia nelle rifiniture di piatti semplici, quotidiani e veloci, sia per
impreziosire in modo fantasioso creazioni raffinate. Questo tesoro dell'antico Ducato Estense oggi è protagonista anche di classici del bere miscelato. Grandi cocktails come il Bloody Mary, lo Spritz, il Negroni e l'Americano rivivono in originali "contaminazioni", mentre i "puristi", inebriati dal profumo e sapore del solo mosto cotto, preferiscono invece poche gocce a crudo del Tradizionale DOP su carne, pesce, frutta, gelato, o Parmigiano Reggiano DOP ma a volte lo usano anche come fine pasto da "meditazione". Ma quello che dopo più di un secolo ancora conquista, oltre al gusto, è il singolare processo di produzione in batteria: piccole botti di legno (minimo 5) a scalare. Per farsi un'idea, basta fare un giro nei sottotetti di Modena e Reggio Emilia. Si dice infatti, ci sia almeno un'acetaia per famiglia. Ci vogliono tuttavia minimo 12 anni e diverse operazioni di travaso, da un barile all’altro, per vedere il risultato, ma ne vale la pena.

I produttori top? Quelli che hanno continuato a credere nel carattere "familiare" del prodotto (poco ma buono) e nel valore dell'attesa. Al "Gran Deposito Aceto Balsamico di Giuseppe Giusti" sono centinaia i
barili risalenti al 1600, 1700 e 1800 all'interno dei quali invecchiano aceti di altissima qualità, in quella che è oggi riconosciuta come la più vasta raccolta di botti e botticelle plurisecolari. Fondata nel 1605, è la più antica e premiata d'Italia, giunta alla 17° generazione. Lo testimoniano 14 Medaglie d'Oro vinte a prestigiose esposizioni universali e lo Stemma del Re d'Italia concesso nel 1929 come Fornitore Ufficiale della Real Casa Savoia che troneggia su un'etichetta liberty, considerata ormai un'icona del settore, ed esposta in diversi musei di arte contemporanea.

La produzione dell'Acetaia Giusti si concentra sull'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP (tra l'altro citato nel bestseller internazionale "101 Things to Buy Before You Die") e sull'Aceto Balsamico di Modena IGP, quest'ultimo prodotto in cinque diverse qualità. Da non perdere il tre medaglie d'oro "Riccardo Giusti" della collezione "Storica". Dedicato all’avo che ne inventò la ricetta a inizio Novecento, nasce da mosti di uve mature e passite. Aromi di confetture di prugne e frutta rossa si intrecciano a sentori di miele e vaniglia. Tra le riserve, il Giusti 100, dolce e vellutato, dal colore bruno carico e brillante, almeno 25 anni in batterie, da centellinare a gocce. La collezione più esclusiva della casa, prodotta ogni anno in quantità estremamente limitata ed estratta da alcune preziose batterie di botti produttive dal 1700.



Anche l'Acetaia del Cristo una delle realtà più prestigiose nella produzione dell'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP. Daniele Bonfatti, assieme ad Erika e Gilberto Barbieri rappresentano oggi la terza generazione a condurre l'acetaia di famiglia. Nei sottotetti, circa 2000 botti, alcune di queste con più di
150 anni, alimentate esclusivamente dai mosti prodotti dal vigneto di proprietà a coltivazione biologica. Da provare il Tradizionale Ciliegio (oltre 12 anni di invecchiamento in barili di ciliegio), dall'aroma fruttato e una particolare nota dolce. E per gli intenditori, l'Extravecchio Diamante Nero, della collezione "I Favolosi". nel 2010, miglior dop. Frutto di ben oltre 25 anni d'invecchiamento, da degustare preferibilmente con un cucchiaino di porcellana come digestivo.

Vicinissimo all'Abbazia di Nontantola "riposa" invece il Balsamico DOP di Mirco Casari, dell'Acetaia La Tradizione, cooperativa "d'arte balsamica" di piccole acetaie modenesi, noto soprattutto per il corposo "Extravecchio" (oltre i 25 anni), nelle versioni Gusto Classico, Superbo ed Eccellente, quest'ultimo proveniente da batterie secolari e dal carattere balsamico pronunciato. Ottimo sul gelato alla crema. E per
chi fosse in vena di escursioni, una sosta a Rubbiara, presso l'Osteria di Italo Pedroni è una vera festa per i sensi. Da non perdere, l'acetaia di famiglia con barili secolari di rovere e castagno custodi dell'Extravecchio Cesare a cui conferiscono aromi decisi come il caffé tostato e il cioccolato, a volte metallico o leggermente amarognolo. Italo è invece il Tradizionale dalla personalità più frizzante. Almeno 12 anni, acidità ancora volatile, ideale con formaggi stagionati e con la pasta ripiena.
 

Il tradizionale Reggiano si presenta invece con un carattere più marcato e pungente e una preferenza per l'affinamento in antiche botticelle di legno di ginepro. A Reggio Emilia, si distinguono in particolare due produttori: l'Acetaia San Giacomo a Novellara, che produce ottimi bio e da cui si può anche adottare a distanza una batteria, e l'Acetaia Medici Ermete, a Montecchio Emilia (Tenuta Rampata), con annesso museo.

Ma "tradizione" non vuole intendersi quale semplice retaggio del passato. Maurizio Fini, il nuovo Gran Maestro della "Consorteria dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Spilamberto", associazione fondata nel 1967 per promuovere, organizzare e sostenere iniziative, corsi e manifestazioni per la tutela e valorizzazione dell’Aceto Balsamico Tradizionale, propone un piano 3.0 strizzando l'occhio all'innovazione. Un ammodernamento non tanto nella produzione quanto nella comunicazione. Presto un'App consentirà di registrare gli assaggi dei soci e gli anni di esperienza: "ognuno potrà così facilmente seguire la propria evoluzione nel percorso da corsista a maestro".

CARATTERISTICHE ACETO BALSAMICO DI MODENA
Indicazione Geografica Protetta

Aceto di vino e mosto concentrato o cotto
Affinato: minimo 2 mesi/Invecchiato: minimo 3 anni
Prodotto in contenitori di legno pregiato (rovere, castagno, quercia, gelso e ginepro) con mosti ottenuti da vitigni di Lambruschi, Sangiovese, Trebbiano, Albana, Ancellotta, Fortana, Montuni

 ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE DI MODENA
Denominazione di Origine Protetta

Mosto cotto
Capsula bordeaux: minimo 12 anni
Capsula oro ‘Extra Vecchio’: minimo 25 anni
Ottenuto dai vitigni previsti dal disciplinare e provenienti dalla Provincia di Modena, principalmente Trebbiano, Lambruschi, Spergola e Berzemino. Prodotto
in botticelle di legni diversi disposte in ordine decrescente per capacit

samedi 10 juin 2017

Sorbetto al limone senza gelatiera

Sorbetto al limone, al melone, alla fragola e alla frutta… Ecco la ricetta per ottenere un sorbetto cremoso anche senza gelatiera.




Ecco a voi la ricetta del sorbetto al limone da preparare senza gelatiera. Il sorbetto al limone è una portata ideale per tutte le occasioni, si presta particolarmente bene per pranzi e cene a basso impatto o vegan: per preparare il sorbetto al limone non occorrono derivati animali.

Ricetta del Sorbetto al limone senza gelatiera

Gli ingredienti per 3 porzioni
  • 500 ml di acqua
  • 180 ml di succo di limone
  • 200 grammi di zucchero
  • La scorza di mezzo limone biologico o del proprio giardino (non trattato)

Come preparare il sorbetto al limone senza gelatiera 


  1. Munitevi di apposito coltello svuota-agrumi e rimuovete la polpa del limone senza rovinare la buccia esterna. State attenti a non rimuovere “la panna” (la parte bianca che separa la polpa dalla buccia) altrimenti il vostro sorbetto, una volta servito, assumerà un sapore amaro. Il limone, così svuotato, fungerà da coppetta per servire il sorbetto.
  2. Preparate uno sciroppo facendo sciogliere, a fuoco bassissimo, lo zucchero in acqua. Solo quando il composto si sarà raffreddato, aggiungete il succo di limone e la scorza grattugiata.
  3. Versate il composto nei contenitori per il ghiaccio e lasciate consolidare in freezer per 12 ore.
  4. Conservate in freezer anche i limoni svuotati.
  5. Rimuovete i cubetti di acqua, zucchero e limone dalla forma (solo se necessario, per aiutarvi, mettete l’intera forma di ghiaccio sotto acqua corrente).
  6. Ponete i cubetti nel frullatore o nel robot da cucina e azionatelo alla massima velocità. Fate “frullare” fino a ottenere una crema densa e ben consistente.
  7. Tirate fuori i limoni dal freezer, colmateli con il sorbetto e serviteli ancora ghiacciati..
Potete usare queste ricette per qualsiasi altro tipo di sorbetto, anche quello all’arancia, al melone o ai frutti
rossi. Un buon sorbetto si può preparare con banana, fragola e mirtillo.

vendredi 9 juin 2017

Attenzione agli antiacidi

Attenzione agli antiacidi: possono provocare intossicazioni e rendono vulnerabili all’ E.Coli

Gli inibitori della pompa protonica (Ppi), farmaci molto utilizzati, a volte anche impropriamente, per trattare il reflusso gastroesofageo, l’ulcera o anche un’indigestione, potrebbero aumentare il rischio di subire un’intossicazione alimentare. Uno studio dell’University College London e dell’Università di Dundee (Scozia) ha scoperto che le persone che assumono questi farmaci hanno fino a quasi 4 volte più probabilità di essere colpiti dal Campylobacter, il più comune batterio responsabile di intossicazione alimentare. Non solo. Questi farmaci renderebbero le persone più vulnerabili all’E.coli., batteri che si trovano nella carne poco cotta e che possono essere anche mortali.  



I FARMACI ANTIACIDI ALTERANO I BATTERI INTESTINALI  
I Ppi agiscono sulle cellule che rivestono lo stomaco per ridurre la produzione di acido. Ma quest’ultimo studio britannico suggerisce che potrebbero anche alterare i batteri intestinali. L’acido, che può causare bruciori di stomaco dolorosi e indigestione, è utile per respingere i batteri dagli alimenti contaminati. E ridurne la sua produzione, secondo i ricercatori, può invece alterare il giusto equilibrio tra batteri buoni e cattivi. «Non stiamo dicendo che le persone non dovrebbero assumere questi farmaci comuni – spiega Li Wei dell’University College London sul British Journal of Clinical Pharmacology - ma devono sapere che potrebbe aumentare il rischio di subire un’intossicazione alimentare, in modo da spingerli a fare particolare attenzione in termini di igiene alimentare». 

CHI ASSUME PPI E’ PIU’ A RISCHIO E.COLI, SALMONELLA, SHIGELLA E CAMPYLOBACTER  
Lo studio, condotto su oltre 500mila pazienti, ha trovato un aumento significativo dei casi si intossicazione alimentare tra le persone che prendono i farmaci anti-acidi. Il rischio di questi pazienti legato al ceppo più comune di E.coli è risultato essere più di tre volte superiore a quello della popolazione generale. Lo stesso rischio è stato trovato anche per la Salmonella, che può essere presente nel pollame, nelle uova e nel latte. E per la Shigella, un tipo di batterio che si trova nell’insalata. Il pericolo maggior però è stato per il Campylobacter, che di solito si trova nella carne di pollo cruda o poco cotta. 

GLI ANTI-ACIDI SONO STATI LEGATI ANCHE AD ALTRI DISTURBI  
Anche se gli inibitori della pompa protonica sono stati a lungo considerati innocui, negli ultimi anni si sono succeduti una serie di studi che hanno legato questi farmaci a una serie di effetti collaterali più o meno gravi. Quasi un anno e mezzo fa un gruppo di ricercatori della Stanford University, in California, ha scoperto che le persone che assumono gli inibitori della pompa protonica hanno quasi il 20 per cento di probabilità in più di subire un attacco cardiaco.  

PRESI IN GRAVIDANZA AUMENTANO RISCHIO DI ASMA PER IL BAMBINO  

Qualche mese fa un vasto studio osservazionale della Danish Heart Foudation ha
correlato l’uso prolungato di questi farmaci ad un aumento del 21 per cento del rischio di ictus ischemico. Nel caso del pantoprazolo il rischio salirebbe addirittura al 94 per cento. Sempre di recente uno studio delle Università di Edimburgo e di Tampere (in Finlandia) ha trovato un nesso fra l’uso di antiacidi in gravidanza e losviluppo di asma nell’infanzia. Anche uno studio italiano, condotto da Pietro Manuel Ferraro della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli - Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha suggerito che i Ppi possono favorire la formazione dei calcoli renali, aumentandone il rischio del 12 per cento.  

jeudi 8 juin 2017

La dieta della salute: 7 alimenti che vi cambiano la vita

Pesce, verdura, frutta secca e fresca, olio extravergine e cioccolato sono i cibi che garantiscono vita sana e controllo di alcune patologie. Carne e insaccati con moderazione


La nostra società sempre più grassa cerca rimedi per perder peso ma di facili non ce ne sono: colpevoli uno stile di vita sedentario (lavorare dietro a una scrivania e poi rilassarsi di fronte alla tv), cibi con grassi e zuccheri raffinati disponibili ovunque, troppa carne e troppi formaggi sono tra le cause di una dieta sbilanciata. 


 fantastici sette: pesce, frutta secca, spezie, frutta fresca, verdura, l’olio extravergine di oliva, cioccolato fondente.  



Hanno proprietà antinfiammatorie potenti e anti-invecchiamento. La mancanza di pesci e di legumi nella dieta è un problema abbastanza diffuso, dobbiamo rimediare. Il pesce è un alimento antinfiammatorio, ricco di grassi omega 3 a catena lunga andrebbe mangiato 2-3 volte a settimana.
 Tutti i pesci vanno bene, attenti però a quelli in cima alle catena alimentare, i predatori come alcuni tonni, sgombro gigante, pesce spada. La contaminazione del mare è fuori discussione e gli inquinanti, dai metalli pesanti alle plastiche, si bioconcentrano nei vertici delle piramidi alimentari. Stiamo parlando di pesce pescato. Il tonno pinna gialla, quello delle scatolette, è meno contaminato».


La frutta secca come mandorle, noci, nocciole è ricca di micronutrienti, non dovrebbe mai mancare a tavola  nonostante le molte calorie. Nelle spezie ci sono delle sostanze con attività infiammatorie importanti come la curcuma protettiva nei confronti dell’infiammazione intestinale e del resto dell’organismo. Molte spezie sono tipicamente mediterranea: salvia, rosmarino, altre sono orientali, la curcuma, il curry da utilizzare molto di più di quanto facciamo. Inoltre la cucina molto speziata automaticamente elimina il sale.

Ma cosa si intende per infiammazione e perché è importante tenerla sotto controllo?  Sappiamo che gli alimenti di origini animali come la carne, hanno delle caratteristiche infiammatorie per più motivi: il profilo lipidico, un effetto acidificante sull’organismo. Favoriscono indirettamente l’azione infiammatoria che passa attraverso l’intestino e che parla direttamente con il sistema immunitario.

Attenzione però a non farsi prendere da semplicistici annunci: gli insaccati prodotti in Italia si possono mangiare con moderazione.  Attenersi però a 500 grammi a settimana complessivi per la carne - tutta, bianca e rossa - da acquistare da allevamenti di qualità, magari direttamente, così da risparmiare un po’.

Bisogna anche fare attenzione alle farine lavorate, pane e pasta che non sono integrali, in particolare devono stare attente le donne colpite cinque volte più degli uomini dalla cosiddetta sensibilità al glutine o al grano non celiaca: Non tutte le proteine del grano sono così digeribili, il glutine lo è scarsamente. Nei grani selezionati
dagli anni 50 e 60 la frazione di queste proteine aumenta notevolmente. La risposta è individuale: ad alcune persone non danno problemi ad altri sì, nelle donne in particolare. I grani moderni accelerano i processi di lavorazione, servirebbe maggiore ricerca per trovare grani moderni con caratteristiche migliori.

Con frutta e verdura si può abbondare magari non lasciandole a fine pasto, perché si è già sazi e si tende a mangiarne troppo poca. Si può per esempio sostituire la solita insalata a pranzo con un misto -frutta.Meglio pero' utilizzare fruuta e verdura a coltivazione biologica.. Perché i metaboliti secondari delle piante che ci fanno tanto bene, come i flavonoidi, sono sostanze che le piante utilizzano per difendersi dall’aggressione dei parassiti, se noi difendiamo la pianta con gli antiparassitari e la chimica la pianta ha meno esigenza di
sintetizzare queste molecole. Poi deve essere di stagione perché nel tentare di far crescere la frutta dentro le serre si favorisce la crescita delle muffe e tendenzialmente ci sono livelli di antimicotici e pesticidi più alti rispetto alla frutta coltivata stagione giusta». Attenzione all’uva per chi soffre di diabete.

Infine sfatiamo alcuni miti per esempio che mangiare latte e formaggi previene l’osteoporosi: «È vero che sono ricchissimi di calcio ma che poi finiscano nelle ossa non è così vero. Si tratta di alimenti acidificanti di origine animale, che abbassano il Ph delle urine, il calcio è ph dipendente: più ho urine acide, più perdo calcio». Tra gli alimenti più salutari - i fantastici 7 - ci sono l’olio extra vergine d’oliva, le cui molecole naturali hanno una struttura molto simile agli antinfiammatori non steroidei, e sono quindi un antinfiammatorio naturale molto potente e il cioccolato fondente sopra il 70% che ha un contenuto alto in polifenoli per cui se ne può assumere fino a 30 grammi al giorno.

mercredi 7 juin 2017

Vivere meglio senza rinunce: ecco come

11 modi infallibili per rimanere in forma senza sforzo

E’ possibile vivere meglio senza grandi sforzi?  La risposta è sì. Basta sapere come fare. Dimagrire un pò e guadagnare salute, adottare degli stili di vita più sani. Oggi vi parliamo dei 11 metodi infallibili per vivere bene e stare in salute senza andare incontro a grandi rinunce o sacrifici.
Siete pronti a cambiare la vostra vita in meglio? Allora continuate a leggere per scoprire come fare e rimanere in forma.

                                      1° Mangiare frutta al posto delle caramelle

                                     2° Imparare a cucinare

                                     3° Bere caffé senza zucchero o latte


                                      4° Sostituire la farina 00 con quella integrale


                                     5° Bere molta acqua



                                     6° Camminare molto


                                     7° Prendere le scale al posto dell'ascensore

                                                         8° Idratare idratare idratare


                                     9° Leggere un libro


                                   10° Muoversi muoversi muoversi


                                   11° Infine prendersi cura delle relazioni importanti



mardi 6 juin 2017

Tiroide: cosi piccola cosi importante




 La tiroide è una piccola ghiandola endocrina, la cui forma ricorda quella di una farfalla situata alla base del collo, davanti a laringe e trachea. La sua funzione principale è quella di produrre gli ormoni tiroidei triiodotironina (T3) e tironina (T4) sotto comando di altre due importanti ghiandole endocrine cerebrali l’ipofisi e l’ipotalamo; alla tiroide spetta anche il compito di produzione della calcitonina, un ormone coinvolto nel corretto metabolismo del calcio.

«I disturbi tiroidei sono molto diffusi, afferma Enrico Papini, responsabile scientifico AME - Associazione Medici Endocrinologici e Direttore UOC Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Ospedale Regina Apostolorum ad Albano Laziale - Ne soffrono 6 milioni di italiani anche se moltissime persone non sanno che la loro tiroide non funziona come dovrebbe poiché, non di rado, il corteo sintomatologico è molto aspecifico e sfumato tanto che spesso la diagnosi di disfunzione arriva casualmente, quando ci si sottopone ad esami di routine. Le donne sviluppano problematiche alla tiroide da 5 a 8 volte più degli uomini, forse perché sono più soggette a sviluppare patologie su base autoimmune ovvero collegate con alterazioni del sistema immunitario».


La diagnosi di cattiva funzionalità tiroidea si ottiene attraverso prelievo ematico con la valutazione degli ormoni tiroidei (T3 e T4) e del TSH ovvero dell’ormone prodotto dall’ipofisi che regola il funzionamento della tiroide. Ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroidite di Hashimoto e gozzo nodulare sono i disturbi più comuni che possono minare il corretto funzionamento di questa importante ghiandola endocrina.


IPOTIROIDISMO
Questa condizione si verifica quando la tiroide produce meno ormoni tiroidei rispetto a quanto richiesto dalle esigenze dell’organismo umano: si parla di tiroidite di Hashimoto se sono gli anticorpi a determinare un deterioramento della funzionalità della tiroide. In ogni caso a un’insufficiente produzione di ormoni tiroidei corrisponde bradicardia, ingiustificata sensazione di freddo, stanchezza che non trova ristoro, pelle secca, problemi di memoria, riflessi più lenti, depressione, ma a volte compaiono anche stitichezza o gonfiore ovvero la condizione risente di un generale rallentamento delle normali attività metaboliche.

IPERTIROIDISMO
Un’eccessiva funzionalità della tiroide determina tachicardia, nervosismo, irritabilità, dimagrimento ingiustificato, insonnia, forte aumento della sudorazione, capelli fragili, unghie che si spezzano, alterazioni nel ciclo mestruale ed esoftalmo ovvero sporgenza degli occhi a causa dell’infiammazione dei muscoli oculari e del tessuto adiposo presente nelle orbite.

GOZZO
Quando la tiroide non funziona come dovrebbe può modificarsi nella forma ingrandendosi e evidenziando la formazione di noduli; quando aumenta di volume si parla di gozzo; tale alterazione non determina necessariamente un’alterazione nella quantità di ormoni tiroidei prodotti. La disfunzione può stabilirsi anche su base autoimmune e in questo caso si parla di morbo di Graves -Basedow



LE CAUSE
Le disfunzioni tiroidee possono stabilirsi su base autoimmune e in questo caso non è possibile alcun tipo di prevenzione, tuttavia un adeguato apporto nutrizionale di iodio e selenio è di fondamentale importanza per la corretta funzionalità della ghiandola. Come chiarisce il professor Papini: « Quando le disfunzioni tiroidee si stabiliscono su base autoimmune assumere un integratore di selenio per bocca permette di ridurre lo stato infiammatorio. Integrare il selenio è di aiuto anche in caso di tiroidite cronica perchè aiuta a ridurre gli anticorpi circolanti già dopo i primi mesi di assunzione. Alcuni studi suggeriscono inoltre che la supplementazione con selenio in donne in procinto di affrontare una gravidanza possa migliorare la fertilità e ridurre il tasso di abortività».

L’IMPORTANZA DELLA DIETA
Se l’apporto di iodio con la dieta è scarso può succedere che la tiroide non abbia abbastanza materia prima per produrre i suoi ormoni principali, compaiono così i disturbi da carenza iodica: può succedere a tutte le età che vi sia un’insufficiente assunzione di tale elemento, ma la carenza è più probabile quando aumenta il fabbisogno ovvero in gravidanza, allattamento e nei bambini con meno di 3 anni; secondo le stime attuali un bambino su 3000 nasce con una forma di malattia tiroidea.


Per evitare carenze la dieta deve essere varia e bilanciata ed è bene ricordare che gli alimenti più ricchi di iodio sono i pesci di mare e i crostacei, anche se discrete quantità sono presenti anche nelle uova, nel latte e nella carne, mentre il contenuto di questo elemento nella frutta e nella verdura dipende soprattutto dalle caratteristiche del terreno di coltivazione.


A CHE SERVE IL SALE IODATO
«Il modo migliore per ottimizzare l’intake dello iodio è quello di usare il sale iodato- chiarisce il prof. Papini- al posto di quello da cucina; il sale iodato ha lo stesso aspetto del sale da cucina, non ha particolare odore o sapore e non altera il sapore dei cibi ai quali viene aggiunto. L’arricchimento con i Sali di iodio, però ne garantisce, tramite un uso equilibrato, un quinto del fabbisogno giornaliero medio stimato. Il sale va usato con parsimonia: non se ne dovrebbero usare più di 5 g al dì, ma preferire quello iodato è di sicuro aiuto per la funzionalità tiroidea».

Salute e bellezza con l’aceto di mele